venerdì 13 gennaio 2012

[P. Mastrocola, Togliamo il disturbo]

Untitled by Mnemomaz® [più che altro un deja vu]

La soddisfazione di sé: questo sentimento così intimo e appagante, che dal nulla e per un nonnulla ci fa sentire così bene, così a posto nel mondo... Questa sottile sensazione di far bene, di avere una funzione, di assolvere a un compito e di intravedere, attraverso le nebbie dell’esistenza, una parvenza di senso... Che sia far bene la polenta così che non attacchi, o una cena per gli amici con la tovaglia giusta e le candele, o il progetto di un ponte che non cada, un libro che resti al di là del tempo, un ricamo che abbellisca uno stupido cuscino, asfaltare bene un pezzo di strada in modo da togliere le buche e le auto non ci cadano più dentro, pulire i vetri senza lasciare aloni, studiare un capitolo di storia e poi saperlo... Non importa che cosa, importa la soddisfazione di sé. Ne capiamo forse meglio il senso dal suo contrario, quel che Seneca chiamava il displicēre sibi: dispiacere a se stessi, avere la sensazione amara di non aver fatto bene, non piacersi.

[... È per questo che vorrei che tutti ancora studiassero, soprattutto le cose difficili. Per la soddisfazione di sé che si prova. Per quella felicità mentale, interna, solo nostra, mentale perché attiene in modo specifico al funzionamento particolare della nostra mente: come se sentissimo gli ingranaggi cerebrali lavorare, ne avvertissimo lo sfrigolio meccanico, perfino l’odore un po’ ferrigno e oliato. Una specie di gusto fisico di quell’ingegno, o meglio marchingegno, che ci portiamo dentro.]

lunedì 29 agosto 2011

[P. K. Dick, La svastica sul sole]

[...] È un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E... quanti di noi lo sanno? Non Lotze. Forse se uno sa di essere pazzo, allora non è pazzo. Oppure può dire di essere guarito, finalmente. Si risveglia. Credo che solo poche persone si rendano conto di tutto questo. Persone isolate, qua e là. Ma le masse... che cosa pensano? Tutte le centinaia di migliaia di abitanti di questa città. Sono convinte di vivere in un mondo sano di mente? Oppure intravedono, intuiscono in qualche modo la verità?

Ma, pensò, che cosa significa la parola pazzo? È una definizione legale. E per me, che significato ha? Io la sento, la vedo, ma che cos'è?

È qualcosa che fanno, pensò, qualcosa che sono. È la loro inconsapevolezza. La loro mancanza di conoscenza degli altri. Il fatto di non rendersi conto di ciò che fanno agli altri, della distruzione che hanno causato e che stanno ancora causando. No, pensò. Non è quello. Non lo so; lo sento, lo intuisco, ma... sono volutamente crudeli... è quello? No. Dio, pensò, non riesco ad arrivarci, a chiarire il concetto. Forse ignorano parti della realtà? Sì. Ma c'è di più. Sono i loro progetti. Sì, i loro progetti. La conquista dei pianeti. Qualcosa di frenetico e di folle, così come lo è stata la loro conquista dell'Africa, e prima ancora dell'Europa e dell'Asia,
La loro visione; è cosmica. Non un uomo qua, un bambino là, ma un'astrazione: la razza, la terra. Volk. Land. Blut. Ehre [Popolo. Terra. Sangue. Onore]. Non l'onore degli uomini degni d'onore, ma l'Ehre stesso; per loro l'astratto è reale, e il reale è invisibile. Die Gute [Il bene], ma non gli uomini buoni, non quest'uomo buono. È il loro senso dello spazio e del tempo. Essi vedono attraverso il "qui" e "ora", nell'enorme e nero abisso che c'è al di là, nell'immutabile. E questo è fatale alla vita. Perché alla fine non ci sarà più vita; una volta c'erano soltanto le particelle di polvere nello spazio, gli ardenti gas di idrogeno, e niente più, e così tornerà a essere. Questo è un intervallo, ein Augenblic [Un attimo]. Il processo cosmico procede a grandi passi, frantumando la vita e riducendola di nuovo a granito e metano; la ruota gira sempre, per tutta la vita. È tutto temporaneo. E loro - questi pazzi - rispondono al granito, alla polvere, al desiderio dell'inanimato; essi vogliono aiutare la Natur.
E io, pensò, so perché. Vogliono essere gli agenti, non le vittime, della storia. Si identificano con la potenza di Dio e credono di essere simili a dèi. Questa è la loro pazzia di fondo. Sono sopraffatti da qualche archetipo; il loro ego si è dilatato psicoticamente a tal punto che non sanno più dire dove essi cominciano e dove finisce la divinità. Non è hybris, non è orgoglio; è l'ego gonfiato a dismisura, fino all'estremo... la confusione tra colui che adora e colui che è adorato. L'uomo non ha divorato Dio; Dio ha divorato l'uomo.
Quello che non comprendono è l'impotenza dell'uomo. Io sono debole, pìccolo, senza la minima importanza per l'universo. L'universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perché questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dèi distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande.”

mercoledì 15 giugno 2011




Il nuovo cielo
è come quello di ieri
e come quello di domani

Nonostante le nuvole

dovrò cambiare io
per vederlo diverso

cambiare ancora

martedì 24 maggio 2011

Votatemi


Ho pensato, visto il temporale di ieri pomeriggio, e che sicuramente ci sarà anche oggi pomeriggio, come tutti i pomeriggi in questo periodo, che voglio candidarmi e spero, in molti, mi voterete.

Mi immagino già la scena, sono lì, una volta eletto, che mi accingo ad una importante seduta in parlamento, che si discute qualcosa come la finanziaria o qualche importantissimo condono, e allora, tanto ormai sono abituato a portarla ma in parlamento è obbligatoria, con la mia bella cravatta bordeaux, l'unica che ho, e la mia solita giacchetta e la coppola in testa come al solito e come al solito in ritardo, di corsa e trafelato, che piove che dio la manda, bagnato fracico che non porto mai l'obrello, insomma entrare in parlamento in questo pessimo stato e dire: "come piove, governo ladro"!

mercoledì 19 gennaio 2011




e di un giorno d'inverno
rubato alla ferialità
perché il sole era nuovo
e il mare per noi
che mette fame
e mangiammo seduti al sole
non più soli

un'improvvisa quiete

giovedì 18 novembre 2010

Ontogenesi



Sospeso
in quest'attesa recente

Lo spazio immobile
mi rassegna all'orizzonte

L'eternità si consegna in questo
sconfinato momento

Ripercorre un'attesa antica
una vecchia promessa...

giovedì 2 settembre 2010




Il sottile inganno
tiene vite sottese
nell'oblio del tempo

Aspettando oltre
non essendo lì
Tra una casa
e una meta
Né uomo
né cane
Infedele figlio
Non ancora Padre