martedì 5 agosto 2014

Accennai all'aggettivo "panico", non al sostantivo.

Molti fuggirono.
Pochi rimasero a guardare il cielo,
il mondo,
l'universo...

mercoledì 5 giugno 2013

Quando le nonne

Quel che resta del temporale by Mnemomaz®
Le giornate invernali, da bambino, possono essere infinitamente noiose.

Chiusi in casa.

Ad un certo punto, però, nonna diceva qualcosa. Una cosa che aveva anche dell'ovvietà in se. Una cosa che ripeteva tutti gli anni, sentinella attenta del tempo che attraversava la famiglia: "Ah, pare che le giornate hanno ricominciato ad allungarsi".
E da lì tutto, piano piano, cominciava a cambiare.

E allora si usciva a giocare per tutta l'estate.

E così per diversi mesi finché cogliendo l'ennesimo cambiamento avrebbe sentenziato: "eh, ormai le giornate si fanno corte".

lunedì 22 aprile 2013

Quasi

Si riproduceva così, all'interno dei Lager, in scala più piccola ma con caratteristiche amplificate, la struttura gerarchica dello Stato totalitario, in cui tutto il potere viene investito dall'alto, ed in cui un controllo dal basso è quasi impossibile. Ma questo «quasi» è importante: non è mai esistito uno Stato che fosse realmente «totalitario» sotto questo aspetto. Una qualche forma di retroazione, un correttivo all'arbitrio totale, non è mai mancato, neppure nel Terzo Reich né nell'Unione Sovietica di Stalin: nell'uno e nell'altra hanno fatto da freno, in maggiore o minor misura, l'opinione pubblica, la magistratura, la stampa estera, le chiese, il sentimento di umanità e giustizia che dieci o vent'anni dì tirannide non bastano a sradicare. Solo entro il Lager il controllo dal basso era nullo, ed il potere dei piccoli satrapi era assoluto. E' comprensibile come un potere di tale ampiezza attirasse con prepotenza quel tipo umano che di potere è avido: come vi aspirassero anche individui dagli istinti moderati, attratti dai molti vantaggi materiali della carica; e come questi ultimi venissero fatalmente intossicati dal potere di cui disponevano.

[I sommersi e i salvati, Primo Levi]

martedì 8 gennaio 2013

E poi ci sono quelle giornate che indossi un paio di normalissimi boxer e, troppo tardi, ti accorgi che quelli, proprio quella mattina e senza preavviso, avevano deciso di aspirare a diventare irremovibilmente un tanga.
Che terribile giornata!

venerdì 13 gennaio 2012

[P. Mastrocola, Togliamo il disturbo]

Untitled by Mnemomaz® [più che altro un deja vu]

La soddisfazione di sé: questo sentimento così intimo e appagante, che dal nulla e per un nonnulla ci fa sentire così bene, così a posto nel mondo... Questa sottile sensazione di far bene, di avere una funzione, di assolvere a un compito e di intravedere, attraverso le nebbie dell’esistenza, una parvenza di senso... Che sia far bene la polenta così che non attacchi, o una cena per gli amici con la tovaglia giusta e le candele, o il progetto di un ponte che non cada, un libro che resti al di là del tempo, un ricamo che abbellisca uno stupido cuscino, asfaltare bene un pezzo di strada in modo da togliere le buche e le auto non ci cadano più dentro, pulire i vetri senza lasciare aloni, studiare un capitolo di storia e poi saperlo... Non importa che cosa, importa la soddisfazione di sé. Ne capiamo forse meglio il senso dal suo contrario, quel che Seneca chiamava il displicēre sibi: dispiacere a se stessi, avere la sensazione amara di non aver fatto bene, non piacersi.

[... È per questo che vorrei che tutti ancora studiassero, soprattutto le cose difficili. Per la soddisfazione di sé che si prova. Per quella felicità mentale, interna, solo nostra, mentale perché attiene in modo specifico al funzionamento particolare della nostra mente: come se sentissimo gli ingranaggi cerebrali lavorare, ne avvertissimo lo sfrigolio meccanico, perfino l’odore un po’ ferrigno e oliato. Una specie di gusto fisico di quell’ingegno, o meglio marchingegno, che ci portiamo dentro.]

lunedì 29 agosto 2011

[P. K. Dick, La svastica sul sole]

[...] È un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E... quanti di noi lo sanno? Non Lotze. Forse se uno sa di essere pazzo, allora non è pazzo. Oppure può dire di essere guarito, finalmente. Si risveglia. Credo che solo poche persone si rendano conto di tutto questo. Persone isolate, qua e là. Ma le masse... che cosa pensano? Tutte le centinaia di migliaia di abitanti di questa città. Sono convinte di vivere in un mondo sano di mente? Oppure intravedono, intuiscono in qualche modo la verità?

Ma, pensò, che cosa significa la parola pazzo? È una definizione legale. E per me, che significato ha? Io la sento, la vedo, ma che cos'è?

È qualcosa che fanno, pensò, qualcosa che sono. È la loro inconsapevolezza. La loro mancanza di conoscenza degli altri. Il fatto di non rendersi conto di ciò che fanno agli altri, della distruzione che hanno causato e che stanno ancora causando. No, pensò. Non è quello. Non lo so; lo sento, lo intuisco, ma... sono volutamente crudeli... è quello? No. Dio, pensò, non riesco ad arrivarci, a chiarire il concetto. Forse ignorano parti della realtà? Sì. Ma c'è di più. Sono i loro progetti. Sì, i loro progetti. La conquista dei pianeti. Qualcosa di frenetico e di folle, così come lo è stata la loro conquista dell'Africa, e prima ancora dell'Europa e dell'Asia,
La loro visione; è cosmica. Non un uomo qua, un bambino là, ma un'astrazione: la razza, la terra. Volk. Land. Blut. Ehre [Popolo. Terra. Sangue. Onore]. Non l'onore degli uomini degni d'onore, ma l'Ehre stesso; per loro l'astratto è reale, e il reale è invisibile. Die Gute [Il bene], ma non gli uomini buoni, non quest'uomo buono. È il loro senso dello spazio e del tempo. Essi vedono attraverso il "qui" e "ora", nell'enorme e nero abisso che c'è al di là, nell'immutabile. E questo è fatale alla vita. Perché alla fine non ci sarà più vita; una volta c'erano soltanto le particelle di polvere nello spazio, gli ardenti gas di idrogeno, e niente più, e così tornerà a essere. Questo è un intervallo, ein Augenblic [Un attimo]. Il processo cosmico procede a grandi passi, frantumando la vita e riducendola di nuovo a granito e metano; la ruota gira sempre, per tutta la vita. È tutto temporaneo. E loro - questi pazzi - rispondono al granito, alla polvere, al desiderio dell'inanimato; essi vogliono aiutare la Natur.
E io, pensò, so perché. Vogliono essere gli agenti, non le vittime, della storia. Si identificano con la potenza di Dio e credono di essere simili a dèi. Questa è la loro pazzia di fondo. Sono sopraffatti da qualche archetipo; il loro ego si è dilatato psicoticamente a tal punto che non sanno più dire dove essi cominciano e dove finisce la divinità. Non è hybris, non è orgoglio; è l'ego gonfiato a dismisura, fino all'estremo... la confusione tra colui che adora e colui che è adorato. L'uomo non ha divorato Dio; Dio ha divorato l'uomo.
Quello che non comprendono è l'impotenza dell'uomo. Io sono debole, pìccolo, senza la minima importanza per l'universo. L'universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perché questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dèi distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande.”

mercoledì 15 giugno 2011




Il nuovo cielo
è come quello di ieri
e come quello di domani

Nonostante le nuvole

dovrò cambiare io
per vederlo diverso

cambiare ancora