martedì 24 maggio 2011

Votatemi


Ho pensato, visto il temporale di ieri pomeriggio, e che sicuramente ci sarà anche oggi pomeriggio, come tutti i pomeriggi in questo periodo, che voglio candidarmi e spero, in molti, mi voterete.

Mi immagino già la scena, sono lì, una volta eletto, che mi accingo ad una importante seduta in parlamento, che si discute qualcosa come la finanziaria o qualche importantissimo condono, e allora, tanto ormai sono abituato a portarla ma in parlamento è obbligatoria, con la mia bella cravatta bordeaux, l'unica che ho, e la mia solita giacchetta e la coppola in testa come al solito e come al solito in ritardo, di corsa e trafelato, che piove che dio la manda, bagnato fracico che non porto mai l'obrello, insomma entrare in parlamento in questo pessimo stato e dire: "come piove, governo ladro"!

mercoledì 19 gennaio 2011




e di un giorno d'inverno
rubato alla ferialità
perché il sole era nuovo
e il mare per noi
che mette fame
e mangiammo seduti al sole
non più soli

un'improvvisa quiete

giovedì 18 novembre 2010

Ontogenesi



Sospeso
in quest'attesa recente

Lo spazio immobile
mi rassegna all'orizzonte

L'eternità si consegna in questo
sconfinato momento

Ripercorre un'attesa antica
una vecchia promessa...

giovedì 2 settembre 2010




Il sottile inganno
tiene vite sottese
nell'oblio del tempo

Aspettando oltre
non essendo lì
Tra una casa
e una meta
Né uomo
né cane
Infedele figlio
Non ancora Padre

lunedì 3 maggio 2010

D’un fiato

Indicazioni per la somministrazione: Da leggere tutta d’unfiato!
Leggo di quando in quando,
sovente,
di vite di storie
ché il viaggio,
il mio,
m’è tedio,
di spalle amare
di vento, di tempie
di sangue dolente

scorro e fuggo
da alterne parole
di carta in carta
di vita e rivita
vitale corrobora
al freddo
nei polsi
appeso a un palo
di luce, di treno
caviglie, rotaie
ritorni e partenze
di mondi di sogni
lo zaino
di fogli, di libri
m’è zeppo

marasma
naufragio

io sono
un leggiasco!



Valk 5 novembre ’02

lunedì 18 gennaio 2010

Conchiglie


Conchiglie
Ero in viaggio.
Mi è capitò di finire in un villaggio di pescatori, lontano che non ricordo il nome né come ritornarci. Ricordo solamente che c'erano i pescatori, le barche con le reti, poche case e... il mare. Meraviglioso, cristallino e ricco di vita: un mare che non si trova neanche nei dépliant!
In quella natura così generosa il tempo sembrava che si fosse scordato di andare avanti. Nel paese non mancava nulla...c'era pure il tipico "matto del villaggio"! Era un uomo con la pelle cotta dal sole, con rughe profonde per quanti dovevano essere il doppio dei suoi anni e i capelli bianchi arruffati. La gente del villaggio se ne divertiva di lui.
Passava giornate intere sulla spiaggia a raccogliere conchiglie poi andava per il paese e per quelli vicini con un carretto arrabattato da lui, carico di gusci vuoti mostrandoli alla gente e agli occasionali e rari turisti.

Avevo piantato la mia tenda tra la spiaggia e la pineta ed una sera ero lì che mi godevo il tramonto: pensavo solamente a respirare forte l'aria che rinfrescava e a guardare l'immensa distesa blu che s'infuocava lentamente. Ad un tratto vidi venire verso di me proprio quel vecchio pazzo! Mi chiese se per caso una di quelle conchiglie fosse mia. Gli risposi di no ma lui mi chiese di guardarle un po' più da vicino. Ero perplesso e gli chiesi come faceva una conchiglia ad appartenere a qualcuno: se mai apparteneva al mare.
Lui mi rispose con un bel sorriso dicendo che i bambini sognano e lo fanno sempre, anche ad occhi aperti. Così facendo vengono a conoscere quali sono i loro desideri e riescono a vedere squarci del futuro. Poi succede che crescono e dimenticano tutto. I loro sogni finiscono lontano, in fondo al mare dove non li possono più trovare. Giù, in quei neri abissi, i sogni perduti vengono raccolti dalle conchiglie e custoditi nei loro gusci finché le onde e la marea non le trasportano sulla spiaggia così che possano aprirsi al sole ed aspettare che qualcuno passi e riconoscere nel suo interno il proprio sogno. Poi si rattristò e continuò dicendomi che le conchiglie rotte sono i sogni persi per sempre, che nessuno ritroverà più... Mi fissò in un lungo silenzio nel quale dai suoi occhi cominciò a trasparire tutta la sua lucidità e in fine mi disse che sapeva bene che la gente lo credeva matto ma che dovevo vedere le facce che facevano coloro che ritrovavano i propri sogni... Tornano bambini.

venerdì 3 luglio 2009

Buonevacanze


Buonevacanze
Inserito originariamente da Mnemomaz [Con la cravatta]

"Le luci si spensero; una massa di fumo s'innalzò: prese la
forma di una montagna dalla cima incandescente vista in lontananza.
Vomitava fiamme verdi e scarlatte, quindi dal suo ventre volò
fuori un drago d'oro rosso, non in grandezza naturale, ma estremamente
verosimile; sputava fuoco dalle possenti mascelle e lanciava
verso il pubblico sguardi infuocati e terribili; ci fu un ruggito; poi
il drago passò sibilando tre volte sulla testa della gente. Tutti si
gettarono a terra e molti batterono la testa. Il drago tornò a passare
su di loro alla velocità di un treno, fece un salto mortale e scoppiò
nel cielo di Lungacque con un boato assordante".

A pagina 55, proprio nel mezzo, dell'edizione Rizzoli (ma non è cambiata in quella Bompiani) del Sognore degli Anelli, Tolkien usa questa parola messa in evidenza: treno. O meglio la usa Frodo! E si perché nella costruzione fantastica del romanzo, è Frodo che riporta per iscritto le cronache degli accadimenti rigurdanti le vicende della fine della Terza Era della Terra di Mezzo.

Questa cosa mi colpì fin dalla prima volta che lessi il libro. Prima ancora di capire che era Frodo a raccontare.

Ne parlai con gli amici anch'essi patiti del genere, i quali mi liquidarono dicendo: "e va be', s'è sbajiato".

Si, non v'è dubbio: Tolkien "s'è sbagliato"!

Ma mi son sempre chiesto che cosa avesse spinto T. a fare questo errore. E la domanda ha preso sempre più consistenza man mano che apprendevo cose nuove della biografia e degli altri suoi scritti.

Rimarrò col dubbio. Anche perché non ho mai trovato nessun'altro che ne parlasse ma ci tengo a farlo notare, ogni tanto, come fosse una curiosità, un aneddoto, un piccolo segreto che ho scoperto che in qualche modo mi avvicina personalmente a T., al suo mondo... Anzi, al suo modo di vedere il mondo!